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Background del progetto "Valigie di Cartone"

Background del progetto per la realizzazione di "Valigie di Cartone".

Dovevo alla mia gente ai miei cari quello che forse nessuno aveva fatto prima...almeno usando i mezzi audiovisivi. Come potevo non raccontare la Storia della mia famiglia e della mia stessa vita e dei miei fratelli iniziata proprio all’estero in Sud America? Il mio stesso viaggio di immigrazione verso Milano all’età di 19 anni, fatto davvero con una valigia di cartone prestata dalla mia vicina di casa Anna de Grandis...

Federico Santilli, mio bisnonno, era emigrato negli Usa come minatore in Virginia ed era morto al suo rientro in patria dopo essersi ammalato di silicosi a Pratola Peligna. Delle mie prozie "Di Tommaso" da parte di mia nonna Elvira erano emigrate in Argentina all'inizio del secolo e decedute durante un loro soggiorno in Italia a Paterno, sotto le macerie del terremoto del 1915, mio nonno Panfilo Mazzulli era stato in Albania e in Africa, mio nonno Vincenzo Di Mattia aveva lavorato anch'egli in Africa, in Eritrea, mio padre Quintino Di Mattia ed i suoi fratelli in Venezuela, le sorelle Titina e Pina in Usa, i "Santilli" cugini e zii di mio padre in Canada...

Emigranti Crescere all'ombra di questi ricordi ed essere circondato da tante fotografie diverse,ricevere cartoline di auguri provenienti da tutto il Mondo ed ascoltare tante lingue diverse parlate all'interno di una stessa famiglia... Il viaggio verso le terre dell’abbondanza, che si tratti di immigrazione o di emigrazione, non importa come e quando, se in treno, in nave o in aereo, lascia sempre dentro di noi, quel senso di amarezza, di desolazione che si prova solo quando si abbandonano una casa, una terra, degli affetti, per andare incontro ad un sogno, all’ignoto, forse anche verso la realizzazione di noi stessi...

In nome di un futuro migliore, di un agognato benessere, si lavora sodo, si suda, si soffre e ci si confronta con culture diverse, etnie e lingue che non ci appartengono ma che ci fanno comprendere come la diversità sia davvero la nostra vera ricchezza di esseri umani...

Poi dopo anni, si ritorna alle origini, alle nostre nostre radici, alla casa di un tempo, al paese e tutto ci lascia di nuovo sorpresi perché non si ritrova piu’ quello che abbiamo lasciato...Quando si abbracciano nuove tradizioni e nuove vite non si ha piu’ nemmeno il senso di appartenenza a qualcosa, ci si sradica da tutto si diventa cittadini del mondo, internazionali e senza patria... Naturalmente molti mantengono il proprio dialetto e poi scoprono in patria di parlare un linguaggio arcaico, antico ed incomprensibile...I valori cambiati... Wedding

Si diventa allora senza terra e senza dimora...Forse per alcuni il culto di un’antica Madonna è un’ancora, l’icona di una memoria indelebile, per altri il senso di appartenenza a qualcosa è nella bellezza dei nostri monumenti, delle nostre opere d’arte, della nostra bella Italia.La bellezza unisce sempre tutti, si è devoti ad essa, tutti sono concordi perché parla tutte le lingue e risplende in tutti gli occhi e non divide come le religioni.

Per me è stato naturale parlare di tutto questo ma anche un dovere, un tributo alla onesta vita di mio padre Quintino e di mia madre Maria Cristina Mazzulli, alla mia famiglia paterna ed a materna, alla mia gente, alla vita degli emigranti italiani all’estero che spesso vengono dimenticati. Ho scritto e diretto Il film documentario “Valigie di cartone” the italian dream non perché pensavo con intuito commerciale di farci i soldi ma perchè sentivo dal profondo del cuore che dovevo farlo, indipendentemente dai riconoscimenti.

È stata una impresa folle, forse piu’ grande delle mie possibilità produttive(mia madre continuava a ripetermi che facevo una cosa piu’ grande di me e che non avevo la Miramax o la Mgm alle spalle per girare un colossal!) ma la volontà era tale che mi ha sorretto sempre durante la faticosa traversata...15 mesi tra preparazione, riprese, montaggio... soldati

Così a ritroso ho ripercorso la strada, le epoche che non mi appartenevano se non attraverso i racconti delle vite spezzate, dei distacchi, dei traumi, della povertà, della nostalgia, degli amori infranti che io avevo assorbito come una spugna durante tutti questi anni, dalla mia famiglia e dalla gente che ho conosciuto. Ho girato quasi tutto tra Cerchio, Collarmele e Roma perché lì ho trovato i luoghi ideali, per la trasposizione della mia sceneggiatura in immagini.Volevo delle locations vere, come le stanze della casa dei miei nonni paterni che ha nelle ossa i resti dell’ultima guerra mondiale e nelle mura il respiro degli emigranti.

Supportato e sopportato da una troupe di amici e familiari Michela, Barbara, Gianluca e Benito Di Mattia, Maria Cristina Mazzulli, (senza di loro non avrei potuto realizzare il film!), l’aiuto della gente di Cerchio, Collarmele, Sulmona ed Avezzano in gran parte amici o parenti che si sono prestati nel fare delle figurazioni speciali(fondamentali per la riuscita del lavoro)i quali con le loro facce bellissime, giovani o segnate dal tempo sono rimasti scolpiti per sempre nelle immagini di “valigie di cartone”.

Il bello del cinema è che si resta eternamente belli e per sempre vivi dentro un nastro, dentro un’opera, indipendentemente dalla immortalità o dal successo dell’opera stessa. Questo forse era il mio sogno.Rendere omaggio a persone che ho conosciuto e non, attraverso le interpretazioni che di loro hanno fatto gli attori e le figurazioni presenti nel film.Splendidi attori che ho diretto, e che hanno prestato le loro voci e i loro visi per i miei personaggi, completamente basati su personaggi veri ed esistiti e che durante la mia vita mi hanno sempre accompagnato come presenze invisibili di racconti d’altri tempi.

Di certo il viaggio che intrapresi anni fa andandomene dalla mia terra, lontano da casa e il viaggio che hanno fatto tutti gli emigranti italiani che sono in giro per il Mondo non fa che riportarmi ad una riflessione fatta tempo fa dopo aver letto l’Alchimista di Paulo Coelho... I tesori a volte sono proprio dietro la porta di casa, dietro l’angolo, sotto l’albero del nostro giardino e non riusciamo a vederli perché non sappiamo quello che abbiamo veramente, finchè non perdiamo quel qualcosa.

Nella nostra vita tutto accade per un motivo, niente è a caso, tutte quello che succede è sempre per una nostra evoluzione, gioie e dolori, tutto accresce la consapevolezza di noi stessi e di quello che ci circonda.

Onestamente non so se il mio film sia bello o brutto, o semplicemente carino, se abbia lasciato o lasci qualcosa agli spettatori che lo vedono, ma ho visto gente del pubblico che piangeva di commozione e sentito altri ancora ridere a crepapelle... Due sentimenti contrapposti e liberatori, e allora forse a volte mi viene il dubbio che qualcosa deve essere accaduto.

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