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I fiocchi della Madonna della Neve [Fiaba di Natale]

Quello dì di Natale, come dice Cristostomo, adorando i magi sopra un monte, una stella apparve loro appresso di loro, la quale aveva forma di bellissimo garzone, e nel suo capo risplendeva la croce, la quale parlando ai magi, si disse loro: "Andate in Giudea, et ivi adorate il garzone nato...".

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Madonna della neve

È Jacopo da Varazze, frate domenicano di Varagine (provincia di Savona) che scrive, in chiave mitica, a volte leggendaria, nel suo "romanzo storico" divenuto un vero e proprio best seller medioevale: "La legenda aurea" o "Legenda sanctorum" (1255 -1266 ), raccolta di storie e interpretazioni ardite, dense di riferimenti colti, austeri, ma anche con annotazioni colorite, per quel tempo, rivolte essenzialmente al popolo, ironiche, a volte sorridenti, di grande successo, tanto che oltre alla traduzione in volgare il testo fu uno dei più letti e consultati fino al XVIII secolo.

L'influenza che ebbe fu enorme: dalle arti visive alla letteratura, al teatro, fino alle storie popolari che furono portate nei borghi, le leggende della tradizione orale, le fiabe, il valore dell'oralità allora unico strumento di trasmissione conosciuto dalla comunità locale che ancora riecheggia, incontaminato, nella magia dei nostri luoghi, in particolare in questo periodo, nell'evento della storia delle storie, quella di Natale.

I tre Re magi sono in viaggio sulle creste della montagne del Gran Sasso, narra una leggenda, guidati dalla stella che indica loro il cammino. Il primo atto toccò alle tre sorelle che si guardavano dai monti: la Madonna delle Grazie di Castel del Monte, la Madonna della Rocca di Rocca Calascio e la Madonna di Roio si animarono dalle sculture in legno che le rappresentavano, si mossero e iniziarono il cammino con tutti i gioielli e preziosi d'oro offerti dai fedeli, gli ex voto per grazia ricevuta per portarli in regalo a Gesù Bambino.

Poi fu la volta di tante altre Madonne dei borghi dell'aquilano: la Madonna della Strada, quella dei Sette Dolori, della Salute, della Pietà, del Suffragio, persino quella della Libera; e poi la Madonna del Soccorso, dei Tre Garofani, del Cardellino, della Seggiola, e tante, tante altre che si staccarono anche dalle pale poste sopra gli altari e dagli affreschi per rendere omaggio a Maria nella "Notte Santa".

Ma anche una Madonna sconosciuta si mise in viaggio. Viveva in una edicola sacra, in una cona di montagna di un luogo impervio lungo un sentiero, irraggiungibile se non da qualche pastore o boscaiolo. Aveva vissuto a lungo dentro la nicchia ricevendo solo menta di montagna, qualche fiore primaverile e fragole di bosco. Insieme alle altre arrivò infine davanti alla Sacra Famiglia. Se ne stava in disparte, dietro a tutte, forse perché aveva il legno tarlato e rovinato da tante e tante bufere; forse perché il manto che ricopriva il legno era stinto e tutto quello dimostrava la sua povertà, ma soprattutto era imbarazzata da tanta ricchezza offerta e sparsa al suolo.

Maria la scorse nel fondo, la chiamò e le chiese come si chiamava; "Madonna della neve" rispose la giovane che reggeva un grembiule teso e gonfio: si aprì, improvvisamente, liberando una miriade di fiocchi di neve trasformati in bianche corolle, si alzò un intenso profumo, avvolse la stalla con grande meraviglia di tutte le altre Madonne.

Ancora oggi alle pendici del Gran Sasso intorno a quell'edicola in pietra si racconta, che i cespugli secchi, alla vigilia di Natale, le fioriscano ai piedi e per quella notte d'inverno la montagna torna con le sue antiche ricchezze, a profumare.

Le fiabe di Natale abruzzesi sono state raccolte a cura di Vincenzo Battista, qui riprodotte per gentile concessione dell'autore e de "Il Messaggero".
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