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"Il Sentiero della Libertà"

Articolo di Ezio Pelino, preside per molti anni del Liceo Scientifico di Sulmona, promotore e organizzatore di ""Il Sentiero della Libertà"", inaugurato nel 2001 dall'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
L'evento ha ripercorso gli itinerari della Resistenza italiana lungo la linea Gustav negli anni 1943-1944 e ha visto il coinvolgimento degli stessi studenti e la pubblicazione di volumi di notevole interesse storico, tra cui un Diario dello stesso presidente Ciampi, che come partigiano aveva percorso il "Il Sentiero della Libertà" in Abruzzo. Nel corso degli anni, l'evento è stato apprezzato in tutta Italia per il suo valore storico, culturale, sociale e anche turistico, diventando un fiore all'occhiello dell'Istituto Fermi. Nel 2016 la scuola ha lasciato l'evento, che tuttavia continua le sue straordinarie attività come Associazione Culturale "Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail".
Nei tempi più bui della II guerra mondiale, quando l'Italia fascista, da velleitaria conquistatrice dell'Africa e della Russia si trovò spezzata in due dalla linea Gustav, un sentiero clandestino, fra faggete, forre e valloni sassosi, congiungeva idealmente Sulmona e Casoli. Un sentiero che conosceva il carico di angosce dei viandanti ma anche le loro speranze. Era "Il Sentiero della Libertà". Si percorreva esclusivamente in un solo senso. Da nord-ovest a sud-est. Dalle contrade oppresse dalla tirannia nazifascista alle terre liberate, dove alitava il primo soffio di democrazia. La percorrevano soprattutto giovani renitenti alla leva fascista desiderosi di combattere con le forze di liberazione alleate, monarchiche, partigiane della Brigata Majella.

Prigionieri di guerra fuggiaschi dai campi di concentramento di tutt'Italia e da quello, il n° 78, di Fonte D'Amore a Sulmona: 80000 sbandati, che sopravvissero grazie alla complicità della popolazione che, come è stato scritto, con loro "divise il pane che non c'era". "Libertà sulla Majella" si intitola, nell'edizione della Vallecchi, il famoso libro, ormai introvabile, dello scrittore sudafricano, amico di Ignazio Silone, Uys Krige: "The Way Out", la via di fuga. Fuggivano da soli, come racconta in "Fuga da Sulmona" Donald I. Jones; più spesso in gruppo, come testimonia John Esmond Fox in "Spaghetti e filo spinato". A Sulmona si era costituita un'organizzazione clandestina che, quasi settimanalmente, con guide locali traghettava i disperati verso la speranza. Inauguration Leaving Sulmona Leaving Sulmona

Non sempre le "traversate", come venivano chiamate, avevano fortuna. Capitava, non infrequentemente, che si finisse intercettati dalle ronde tedesche che pattugliavano i passi e le creste. Ormai è risaputo, che l'attuale Presidente della Repubblica il 24 marzo del '44, con la guida Alberto Pietrorazio e una sessantina di ardimentosi italiani e stranieri, come testimonia lo stesso Presidente nel suo diario donato al liceo scientifico di Sulmona, con una marcia notturna di 25 ore, nella neve e nella tormenta, raggiungeva Taranta Peligna e, quindi, Casoli. Sappiamo che, per un puro caso, Ciampi non partì con la spedizione della settimana precedente, guidata da Domenico Silvestri. Sarebbe finito nelle mani dei tedeschi. La fortunata spedizione che, comunque, ebbe una decina di dispersi, e che vide Ciampi inquisito dagli alleati perché sospettato ingiustamente di collaborazionismo con i tedeschi, permise, all'allora sottotenente, di ricongiungersi, a Bari, al suo ricostituito reparto, il IX Autieri. E portare a compimento la missione affidatagli dal suo Maestro, il filosofo Guido Calogero, condannato al confino a Scanno: consegnare alla casa editrice Laterza il proprio manoscritto sul liberalsocialismo. L'allievo Ciampi lo aveva portato nascosto nei calzettoni, come un prezioso contributo al dibattito politico della rinascente democrazia. The trail in the Maiella The Sacrario

Ebbene, nei giorni 24, 25, 26 maggio 2002, una marcia, la II edizione de ""Il Sentiero della Libertà"" ha ripercorso l'antico tragitto, ricongiungendo idealmente le popolazioni dei paesi al di qua e al di là della Majella: Sulmona, Campo di Giove, Taranta Peligna, Lama, Casoli. Cinquecento persone, soprattutto studenti italiani e stranieri, ai quali, lungo la strada si univano spontaneamente e festosamente le popolazioni locali. L'inclemenza di una primavera bizzarra non ha scoraggiato i partecipanti che, attrezzati di mantelle e, persino, di ombrelli hanno percorso il sentiero in 18 ore di marcia. La pioggia ha impedito che la cerimonia di partenza si tenesse, come l'anno scorso alla presenza di Carlo Azeglio Ciampi, nella piazza Maggiore di Sulmona. Si è tenuta nel palazzetto dello sport.

Ospite d'onore, quest'anno, Giovanni Bachelet, che con tutta la famiglia ha affrontato le fatiche della lunga marcia. Parole dense di significato le sue. Fra l'altro ha detto: "Mio padre mi diceva: la libertà non è conquista definitiva: ogni generazione deve pagare un prezzo per conquistarla o conservarla. Così è capitato a mio padre che ha pagato con la vita il suo servizio allo stato democratico. Ma dalla guerra ad oggi è capitato a molti altri. Ieri abbiamo commemorato i dieci anni dalla morte di Giovanni Falcone, della moglie e della sua scorta (...)".

E, rivolgendosi agli studenti, " Il vostro studio in questi anni di scuola, in particolare lo studio della storia, che questa manifestazione vi fa rivivere e capire in modo diverso dal solito, è perciò uno strumento essenziale. La memoria di ieri è essenziale per capire chi siamo oggi, e da che parte stanno, oggi, la giustizia, e la libertà; per capire che cosa, oggi, possiamo e dobbiamo fare per promuoverle e difenderle. Concluderei con un motto caro ad Antonio Gramsci, che pagò con lunghi anni di carcere i suoi ideali: istruitevi, perchè abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza." Visit to the memorial Honors to the victims of the war Leaving a memorial

Fra gli interventi degli ospiti stranieri, il più toccante quello tedesco: un'amara presa di coscienza sul nazismo e la guerra.Al Guado di Coccia, davanti al cippo di Ettore De Corti, ucciso dai tedeschi il 18 settembre del '43, prima vittima del "Sentiero della Libertà", un ricordo e un minuto di raccoglimento dei cinquecento. Nel vento freddo del passo. Al sacrario della Brigata Majella a Taranta Peligna i marciatori si incontrano con i sindaci del paese e dei comuni limitrofi, con il Presidente della Regione, il Vice Comandante della Brigata Majella.

Il discorso del sindaco è partecipazione dolorosa dei ricordi del suo paese distrutto dalla guerra: la cancellazione dei luoghi dell'infanzia e delle cose più care. Si scopre la lapide in pietra della Majella sulla rocciosa parete prospiciente il sacrario, a memoria del 2° "Sentiero della Libertà". In serata, un spettacolo teatrale di poesia e canto corale sul filo dei ricordi bellici, fra i suggestivi ruderi della chiesa di S. Biagio. Fra gli autori dei testi e nel coro lo stesso sindaco, la giunta e cittadini tarantolesi: un intero paese. Entering Casoli Closing Day in Casoli Feast in Casoli

Lungo il fiume Aventino gonfio di acque, si arriva a Casoli, sotto una pioggia torrenziale. Il tempo di rifocillarci, per entrare in corteo con le autorità di Casoli e dei paesi del circondario, in fascia tricolore, e dell'Amministrazione provinciale. Un saluto caloroso. Senza retorica: un abbraccio festoso di popolo. Di tutto il popolo di Casoli e dei dintorni. Tanta folla. Una gioia collettiva e contagiosa. Tanti ti avvicinano, vogliono parlarti, conoscerti. Dal palco, fra la commozione collettiva, gli interventi delle autorità e dei promotori sottolineano il senso storico e ideale della manifestazione. Un solo rammarico, in tutti. Lo esprime il sindaco di Casoli: la mancata partecipazione del Presidente della Repubblica: Casoli lo vide carcerato, Casoli lo vuole salutare Presidente. Si cena nella piazza tutt'insieme: marciatori e casolani. Siamo in millecinquecento. Si fraternizza. Si ricorda. Si scioglie la stanchezza nel ballo.

Si chiudono così tre giorni sulle montagne abruzzesi, per un' "esperienza di vita". Per una speranza. Un sogno. L'appuntamento è al prossimo anno. "Il Sentiero della Libertà", come idea e come realtà, vuole essere metafora del cammino dell'uomo verso la liberazione dalle tragedie del passato e da ogni forma di schiavitù del presente. Un momento di riflessione e di impegno perchè l'uomo non sia più nemico dell'uomo. "Il Sentiero della Libertà" è un'occasione: a ciascuno il compito di renderla efficace.

Sulmona, 4 giugno 2002
Ezio Pelino

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